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La storia del rifugio

 

Grazie per aver visitato questo sito. Mi chiamo Guido Marcone, sono un regista e produttore. Ho dato un piccolo, purtroppo piccolissimo aiuto affinché questo sito, si potesse realizzare, perchè credetemi, le risorse di questa favolosa associazione sono ridotte al minimo. Anzi direi al di sotto del minimo. No ho troppo da dire ma intendo fare tutto quello che posso e chiedo a tutti Voi di aiutare Assuntina, che è una donna favolosa, ma sola. Solo pochi volontari la aiutano a vivere la sua terribile guerra quotidiana per strappare questi nostri piccoli amici da sevizie e torture.

Voglio solo esprimere un paio di concetti. Esiste un po' di confusione nell'individuare chi è animale e chi bestia. I primi sono degli stupendi compagni di viaggio, in questa nostra avventura della vita. Tra loro ci sono nostri amici fedeli ed altri che comunque ci deliziano creando un corollario naturale, che rende la nostra vita sicuramente più bella.

La seconda categoria, spesso confusa erroneamente con la prima, è composta da persone che hanno il coraggio di divertirsi nel buttare un cane vivo nel fuoco o ad infliggere torture inimmaginabili riuscendo a trarne piacere e divertimento, su animali indifesi. Di queste potremmo tutti fare tranquillamente a meno e robuste gabbie dovrebbero essere adibite, ad ospitare esclusivamente loro.

 

Ma ora voglio lasciarvi capire tutta questa assurda storia, pubblicando di seguito una lettera scritta da Assuntina, ed inviatami da alcuni volontari, che hanno portato gratuitamente il loro aiuto a lei ed ai suoi, e nostri amici. VI PREGO DI LEGGERLA; ANCHE SE UN PO' LUNGA, sono certo che non ve ne pentirete, perchè non sarà tempo sprecato.

Grazie a tutti voi per ogni aiuto, anche il più piccolo che potrete dare.

Guido Marcone

PS ringrazio  Marzia, Luciano, Giovanni, Giusy, Laura, Milena, Alessandra e Morena, senza di cui tutto questo non sarebbe stato possibile. -

anno 2006

 


 

LA STORIA

 

PROLOGO

 

CIAO a tutti ...... vi   ringrazio  anticipatamente  per  l’attenzione  che dedicherete  al  mio   caso….....rispetto  a  quanto  avviene  qui,  è già qualcosa!!!  Ma andiamo  con ordine,  (anche se sarà  difficile,  data la mole   di  vicissitudini capitatemi,  che  hanno  reso questi  5  anni  fitti e ingarbugliati) : cercherò  di  raccontarvi la realtà di Porto Empedocle e dei nostri sfortunati animali, passo per passo.

 

TUTTO EBBE INIZIO COSÌ

 

Circa  5  anni  fa,  mentre  stavo andando  a comprare il pane,  la mia attenzione  fu attratta  da uno  strano odore, somigliante a quello della carne  bruciata.  Appena  girato  l' angolo,   assistetti   alla   scena  più sconvolgente   e  raccapricciante della   mia   vita:   un   gruppetto   di ragazzotti    stava   gettando   sulla    brace   alcuni  cuccioli  di   una   delle  innumerevoli  cagnette  randagie  e  ciò che sentivo era l’’ odore delle  loro  carni  violate  e  bruciate  da    esseri    che,    credo,   non appartengano  al  genere  umano.......e ciò che udivo erano le grida di creature  terrorizzate e completamente indifese lasciate  alla mercè  di mostri, il tutto nella solita cornice di chi non vede, non sente, non dice, ne’  tanto  meno si ribella……Sorretta dalla forza della disperazione, mi sono  messa  ad  urlare  chiedendo  aiuto ma, nonostante fosse giorno e   ci   fossero  numerosi  passanti,   nessuno   intervenne   per  salvare   quelle  “bestie  che  portano  zecche  e  malattie” (definizione empedoclina  del  cane,  che,  nel  resto  d’Italia,  è  invece  il   miglior amico  dell’uomo  per antonomasia) .... così, strattonando i ragazzetti, riuscii  a  salvare  solo  gli  ultimi  2  cuccioli. Ironia della sorte, oltre a perdere il sonno, la fame e la salute per lo shock, questi teppistelli, già noti alle  forze dell’ordine,  provarono  a denunciarmi ma, la realtà dei fatti,  inficiò il loro incredibile tentativo, sebbene riuscissero ad eludere l’ accusa  di maltrattamento e di uccisione di animali perché minorenni e quindi non imputabili.

 

 

 

STORIE DI ORDINARIA FOLLIA

 

Purtroppo, dopo quella prima volta, il fato mi mise davanti a molti altri eventi simili, come quando riuscii a salvare per un pelo due cani impiccati che raggiunsi guidata dai loro guaiti e rantoli, a cui nessun altro dava minimamente importanza, o ancora quei 3 cani che portai via dalla strada perché gli abitanti dirimpettai promettevano loro polpette avvelenate, o come la volta in cui dovetti portar via 2 docili randagi perché le persone del luogo, con la scusa di prevenire i loro morsi, li educavano a suon di sprangate…

 

Queste storie di ordinaria follia, che la maggior parte della gente di qui giustifica come passatempi per i ragazzini o come sfogo per adulti stressati ed intolleranti, avvengono quasi quotidianamente tanto che i cani sono fortunatissimi se ottengono un po’ di cibo, fortunati se ottengono indifferenza e normali se vengono avvelenati, picchiati, sparati, impiccati, bruciati, investiti, lapidati o ..... sottoposti ad altre simili “amorevoli attenzioni “.  

 

CUMULI DI POVERI ESSERI

 

Nel    corso    del    tempo,   riempita    la    mia abitazione  di randagi particolarmente sfortunati, iniziai  a stanziarli momentaneamente nella ex  fabbrica  della Montedison, dismessa da lungo tempo, con l’’ errata convinzione  che,  quanto  prima,  il mio  Comune si sarebbe occupato della   catastrofica   situazione   del   randagismo   esistente   nel   suo territorio.

I mesi trascorrevano in maniera sempre più preoccupante in quanto,  quasi ogni giorno, trovavo un cane vecchio o malato oppure una cucciolata abbandonata davanti al cancello poiché, probabilmente, in città correva voce  dell’’ esistenza di un canile o di qualcosa di simile.

 

Si arrivò addirittura al punto che gli operatori ecologici, che durante lo svolgersi delle loro mansioni si accorgevano che qualcuno aveva gettato dei cuccioli nella spazzatura, (..capitolazione quasi normale se la cagnetta di famiglia rimane incinta..) invece di far finta di niente e triturarli con il resto della immondizia, come avveniva prima, venivano da me a portarmi i sopravvissuti ed altrettanto faceva chi, per pietà, riusciva a strappare qualche altro randagio dagli investimenti o dalle sevizie degli uomini .

 

Così, rea di temere per l’ incolumità dei “canuzzi” e di non saper dire di no a nessun evento drammatico, arrivai a dover sfamare, curare e stabulare circa 200 cani, riducendomi allo sfinimento fisico e quasi sul lastrico. Nonché, ciliegina sulla torta, con la pendenza di una scomunica e del relativo disonore in una comunità, a suo modo, iper-religiosa, perché il prete mi rimproverava di non essere una buona credente in quanto trascorrevo le mie domeniche “in mezzo alle bestie e non in chiesa tra i cristiani, come vuole DIO” : effettivamente peccavo perché, invece di  trascorrere il giorno deputato al riposo in maniera elegante e comoda ad ascoltare le PAROLE di fratellanza, di pietà e di compassione, me ne stavo in mezzo alla sporcizia ad aiutare con i fatti delle creature bisognose e sofferenti.

 

 

PONZIO PILATO E BARABBA

 

A  questo  punto,  calpestando   il  mio   orgoglio, andai a piangere al Comune, dove iniziò un’ altra odissea ancor più disgustosa :

in un primo momento,  forse solo  per quietarmi, dato  che la  forza della disperazione molto  può, iniziarono ad assecondarmi  verbalmente  ed  a farmi  rimbalzare  da  un   ufficio   ad   un  altro,  giostrandosi   tra   il     ping-pong   delle  varie competenze   ( quelle     Regionali,   Provinciali, Comunali,  Sanitarie, ecc. ) .

Dopo aver visto che il perder tempo non serviva a farmi arrendere, si attivarono con la tattica più antica del mondo: quella che dice che la miglior difesa è l’attacco !!!!!

Così provarono ad intentarmi una causa facendo figurare che i 200 cani erano miei e che li avevo messi  abusivamente e in gran segreto nel terreno  della “Montedison”.

La Usl, che fino a quel momento era stata latitante sulle urgenze sanitarie del caso, non interessandosi né di sterilizzazioni né di frenare le zoonosi      dilaganti     (Ecchinococcosi,    Rogne, Leishmaniosi, Rickettsiosi) sul territorio, invece di agire secondo gli obblighi che gli spetterebbero per legge, concorse, con una nefasta relazione, ad accusarmi di non aver microchippato i cani (ulteriore beffa è che sarei stata l’ unica in tutto il Comune ad essere perseguita esemplarmente con una multa di 40.000 euro per questa sanzione amministrativa mai elevata prima da nessun vigile urbano né da alcun veterinario! !!!) .

Fortunatamente venni legalmente seguita da una brava, coraggiosa e  competentissima avvocatessa animalista che riuscì a scongiurare questa ennesima ingiustizia rammentando alle colpevoli ed inette Amministrazioni locali che i cani randagi sono di competenza del Sindaco, che dovrebbe utilizzare i quattrini stanziati annualmente dal Presidente della Regione e dall’’Assessore alla Sanità per costruire canili sanitari pubblici, risanare quelli esistenti, provvedere alla gestione ed alle relative operazioni di sterilizzazione e di iscrizione all’ anagrafe canina (cosa che qui non avviene mai, nella totale illegale normalità…perciò è legittimo chiedersi  dove vadano a finire i fondi  di cui alla Legge Regionale n. 15 del 3 luglio 2000) .

 

 

NON   PIÙ   SOLA

 

Quanto sopra raccontato, grazie anche alle coscienze di alcuni conterranei rinsaviti e risvegliati, iniziò ad attirare l’’ attenzione dei “mass media” : finalmente trapelò agli onori (e, a volte, ai disonori) della cronaca questa situazione che si guadagnò qualche titolo su giornali e riviste ed  una manciata di minuti su due trasmissioni televisive nazionali, dalle quali sembrarono fiorire inchieste ufficiali e buoni propositi ufficiosi, svaniti poi nel nulla con lo spegnersi  delle telecamere.

Provvidenzialmente venni contattata da numerose Associazioni Animaliste, che si  dimostrarono da subito costernate dell’ accaduto e molto sensibili al mio problema.

Molti animalisti e zoofili sparsi in tutta Italia, attraverso collette, avvisi, proteste, appelli mediatici, catene di solidarietà e mercatini di beneficenza, nei tempi più bui in cui credevo che, per questi canuzzi, sopraggiungesse la morte per fame, malattie e stenti, riuscirono a sostenermi come angeli custodi, mandandomi cibo, farmaci e denaro. Inoltre fecero un utilissimo e quanto mai opportuno lavoro di costante pressione verso le istituzioni  comunali, provinciali e regionali, tramite  lettere, telefonate ed e-mail , che servirono a “sensibilizzare”” il Sindaco, che stipulò una “nebulosa” convenzione per sfamare i cani (ovviamente con crocchette economiche e non adatte ai cuccioli ed ai malati). All’ arrivo del Commissario Straordinario, però, tale convenzione non venne più rinnovata; nel frattempo, credendo alla promessa di un rinnovo della suddetta convenzione, per sfamare gli animali, avevo continuato ad acquistare il cibo dal medesimo fornitore e così fui dallo stesso denunciata per non aver pagato quanto avuto ( Il procedimento è ancora in corso ) .

 

Grazie alle donazioni ricevute, potei sfamare gli animali (che hanno fame anche durante le diatribe umane ) ed anche rivolgermi a qualche sfortunato nullatenente del luogo che, in cambio di offerte e di cibo, mi aiutò quasi quotidianamente a pulire i recinti, a costruire ripari di fortuna ed a nutrire i cani (dato che, dalle mie parti, il volontariato puro, semplice ed altruistico sembra non esistere).

 

Le donazioni e la risonanza suscitata dal mio caso richiamarono  però il bieco interesse di alcuni loschi personaggi: alcuni, spacciandosi per animalisti e benefattori, riuscirono, approfittando della mia ingenuità, della disperazione e della paura di rimanere ancora una volta sola in questa impari lotta, a spillarmi parte degli aiuti mentre altri andarono a “sciacallare”  le riserve di cibo e di medicine  nelle rovine della ex fabbrica,  non sempre presenziata da me o da qualche aiutante.

L'ARTE  DEL  TERGIVERSARE

ED  IL  POTERE  DELLA  BUROCRAZIA

 

Il problema del grave randagismo in città e della sistemazione dei “canuzzi” della ex Montedison non ha trovato sinora soluzione perché le competenti Autorità  locali continuano ad essere inadempienti ed a   ritardare ogni tipo di decisione e di intervento adducendo quotidianamente una scusa diversa o un nuovo intoppo burocratico anche per le attività di routine meno dispendiose, quali quelle della raccolta dei rifiuti  e della periodica disinfestazione.

L’ unica ridondante affermazione minacciosa era che l’’ area si sarebbe dovuta  sgomberare,  anche coattivamente, al più presto, prendendo in considerazione pure l’a scellerata idea  di smistare i miei tesori in altri fantomatici canili di altre zone (che o sono saturi, o inesistenti o ufficiosamente lager).

 

O P E R A Z I O N E    O. S. P. E.

Nel  frattempo alcune Associazioni Animaliste del nord Italia hanno provato quantomeno ad aiutarmi ad arginare il problema della riproduzione dei cani randagi, offrendomi la possibilità, anche se non totalmente gratuita, di utilizzare una clinica mobile, dei veterinari e degli operatori volontari  per sterilizzare quanti più randagi possibili .

Il  primo tentativo è stato però deleteriamente ostacolato dalla locale Associazione dei Medici Veterinari...

(apri doc 1 - 2 ) Naturalmente, una volta ostacolato l’‘avviamento del progetto, non si fecero più vivi per proporsi loro gratuitamente e/o a basso costo ma continuarono ad applicarmi le normali tariffe  “da cane di  proprietà“ per qualsiasi tipo di urgenza. Solamente due di loro (di cui non posso ovviamente rivelare i nomi per tutelarli dalle faide  di categoria) si mostrarono abbastanza sensibili e riuscirono, insieme ad altri volontari del nord, a sterilizzare parecchi cani randagi ( le sterilizzazioni stanno continuando ma molto a rilento sia perché sono rimasti da catturare i cani più inselvatichiti e  paurosi sia perché molti volontari, dovendo tornare al lavoro nelle proprie città, hanno dovuto abbandonare il campo ).

 

STRALCI  DI  VITA  SOCIALE

Poiché stavo svolgendo un servizio utile alla società a cui era completamente sfuggito di mano il problema del randagismo e quello, direttamente correlato, della tutela della salute pubblica, sia sterilizzando i randagi che preoccupandomi dei casi disperati del mio paese, provai a candidarmi nuovamente per la carica di “ Consigliere Comunale ”. Tale mia decisione fu presa per  cercare di smuovere l’ apatica immobilità politico – amministrativa del mio paese, come quando alcuni anni fa, nominata “Assessore per le Politiche Sociali”, vinsi molte battaglie per le disoccupate, per le indigenti e per le ragazze madri, così da non poter essere accusata di pensare solo ai miei cani dimenticandomi delle persone ma, naturalmente, non sono stata eletta forse perché sarei stata ancora più scomoda e pericolosa avendo potuto poi agire dall’ interno.

 

NUOVI  EPISODI  DI  UNA  VECCHIA  EPOPEA

Un nuovo momento di stallo nel cercare di risolvere il problema dei cani randagi si è verificato a giugno,  mese di campagna elettorale e di elezioni amministrative : chi lascia le poltrone non può più mantenere le ultime promesse fatte; chi vuol farsi pubblicità per farsi eleggere promette mari e monti ma poi ……. Nella realtà, però, avviene una sospensione ed una cristallizzazione delle problematiche e delle impellenze pubbliche che, proprio in questo periodo, si incrementano e si aggravano  ( come, per esempio, la trattativa per la costruzione del canile, la promessa di far subito un' altra gara di appalto per avere di nuovo e al più presto una ditta che fornisca il mangime ai miei poveri canuzzi o come la trattativa per il problema dei rifiuti, che per giorni ha trasformato il paese in una discarica a cielo aperto ) .

Finalmente ora c’è un nuovo Sindaco (Calogero FIRETTO) ed una nuova Giunta Comunale a cui  rammentare le problematiche degli ultimi 5 anni ed a prospettare la risoluzione legale ed urgente del problema randagismo. Chissà se ci vorranno ascoltare per  poter collaborare  o dovremmo ancora ottenere le nostre spettanze con la guerra….

Dani Rametta Assuntina

                               

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